L’emotività motivazionale è l’insieme delle forze motivazionali (gli impulsi che influenzano le tue scelte e il tuo comportamento) causate dai tuoi stati emotivi.

Per praticità in questo articolo userò semplicemente il termine emotività, tralasciando “motivazionale”.

(Se non l’hai ancora fatto, prima di continuare leggi questa introduzione alle forze motivazionali).

 
In questo articolo vedrai cos’è e come funziona l’emotività, in che modo influenza il tuo comportamento nella vita reale e qual è il modo più intelligente di utilizzarla.
 
 
 

Emotività
 
 
 

Cos’è e come funziona l’emotività motivazionale

 
 

L’emotività è una facoltà mentale comune ad alcune specie animali, nelle quali può avere un’influenza più o meno forte sul comportamento. Generalmente ad una maggiore evoluzione intellettiva corrisponde anche una maggiore influenza dell’emotività rispetto all’istinto.

Nel contesto di questo articolo, all’interno della sfera dell’emotività rientrano tutte le emozioni intese in senso lato, compresi i sentimenti e gli stati d’animo.

 

La suddivisione delle forze motivazionali in istinto, emotività e razionalità non ha una precisa corrispondenza biologica o psicologica, ma è una semplificazione e un’astrazione del modo in cui la tua mente arriva a fare le sue scelte.

L’obiettivo di questa suddivisione è quello di poter comprendere questo meccanismo decisionale in modo da averne un controllo consapevole. Si tratta infatti di uno strumento mentale che, se usato bene, può fare la differenza per la tua qualità della vita.

I criteri con cui certi impulsi decisionali rientrano nell’istinto piuttosto che nell’emotività (o nella razionalità) sono scelti in quest’ottica. L’importante non è capire come funziona il cervello (obiettivo decisamente fuori dalla portata di questo sito), ma poter imparare ad usarlo.

La differenza fra impulsi istintivi ed emotivi (e ovviamente razionali) rispecchia quindi non tanto i diversi meccanismi cerebrali, quanto piuttosto il diverso modo in cui li devi affrontare e gestire.
 

Se la differenza fra emotività e razionalità è evidente, dobbiamo invece chiarire quella fra istinto ed emotività (sempre nell’ambito delle forze motivazionali). Per sviluppare una buona intelligenza motivazionale, cioè la capacità di saper fare le scelte migliori, è infatti fondamentale saper analizzare e distinguere gli impulsi decisionali anche sulla base della loro tipologia.
 
 
 

Istinto ed emotività

 
 

Proprio come l’istinto, anche l’emotività è stata selezionata nel corso dell’evoluzione in base a quanto i vari comportamenti emotivi garantivano la sopravvivenza degli individui e della specie.

In questo senso si può pensare all’emotività come ad una evoluzione dell’istinto: infatti i meccanismi di azione hanno molte similitudini, ma nell’emotività sono più raffinati e complessi e si adattano maggiormente ad ambienti differenti.

 
Leopardo
 
 

L’istinto si basa sulle sensazioni derivanti dai cinque sensi, sugli stati interni (fame, sonno…) e sulle azioni. L’emotività è decisamente più complessa e può basarsi, oltre che su queste cose, anche su ricordi, pensieri, ragionamenti e anche su altre emozioni. In pratica su tutta la tua mente.

Questo significa che mentre l’istinto è a senso unico (non si può generare una reazione istintiva partendo dall’emotività o dalla razionalità, ma si deve prima ricreare uno stimolo che la inneschi direttamente), l’emotività può invece nascere anche in seguito a ragionamenti razionali, per esempio se si ottiene una nuova informazione.
 
 
 

Gli stati emotivi

 
 

Un’altra differenza è che l’istinto ti suggerisce semplicemente cosa fare e cosa non fare. È vero che può anche proporti comportamenti relativamente complessi mediante il circuito di ricompensa, ma alla fine arrivi sempre a volere o non volere fare una certa azione.

L’emotività invece non si limita a proporre o a inibire un’azione, ma innesca uno stato mentale che influenza le tue scelte e il tuo comportamento in modo molto più complesso.

Non si può quindi sperare di identificare degli impulsi emotivi precisi, come desiderio e avversione per l’istinto, ma si deve necessariamente parlare di stato emotivo: una condizione mentale risultante dal provare un insieme di emozioni.

Si può quindi dire che:

L’emotività motivazionale è l’insieme delle forze motivazionali innescate da uno stato emotivo.

 
 

Per capire meglio di cosa si tratta, immagina per un momento di non provare nessuna emozione (come un vulcaniano). In quel caso il tuo comportamento e le tue scelte sarebbero dettati esclusivamente da istinto e razionalità.

Ovviamente nella realtà questa situazione non accade praticamente mai, in quanto in ogni momento della tua vita proverai quasi sempre qualche tipo di emozione che modificherà costantemente i tuoi impulsi decisionali.

 
Ogni impulso decisionale può essere visto come un vettore geometrico: la direzione indica l’azione che vuole farti compiere, e la lunghezza indica quanto intensamente ti spinge a farlo.

Se prendi l’insieme di questi vettori nel tuo stato motivazionale di base (senza emotività) e lo sottrai a quello del tuo stato motivazionale completo, il risultato di questa sottrazione sarà l’insieme esatto delle forze motivazionali emotive.
 

Questa è una definizione rigorosa, ma naturalmente non è utilizzabile nella pratica.

Infatti, il modo in cui uno stato emotivo influenza il tuo comportamento è troppo complesso per poter essere analizzato con precisione, in quanto dipende da un numero troppo elevato di fattori (le emozioni stesse, ma anche la tua personalità, la tua esperienza, le circostanze…)

La strategia migliore è quella di imparare a valutare caso per caso ogni singola scelta, e capire fino a che punto è influenzata dal tuo stato emotivo.

 

Perché è importante distinguere fra impulsi istintivi ed emotivi?

Il motivo è che cambia il modo in cui ti conviene affrontarli (clicca qui per approfondire l’istinto motivazionale).

Per esempio, non è molto utile cercare di sopprimere gli impulsi istintivi, perché non risentono dell’influenza né dell’emotività né della razionalità (ne ho parlato prima). D’altra parte l’istinto è “stupido”, e spesso è sufficiente escludere il fattore che innesca l’impulso per eliminarlo.

Con l’emotività invece è più efficace l’approccio opposto e agire direttamente sullo stato emotivo, sfruttando altre emozioni e il ragionamento.

 
 

L’emotività nella vita reale

 
 

Che l’emotività sia centrale nella nostra vita è un dato di fatto.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi si adotta un atteggiamento passivo nei confronti degli stati emotivi che sopraggiungono. Nella vita reale questo si concretizza in tre errori:

  1. non si cerca di ottenere o evitare certi stati emotivi, ma si accettano passivamente quelli che capitano;
     
  2. si assecondano gli impulsi decisionali emotivi;
     
  3. si ha una visione mistica delle emozioni.

 
Questi errori sono causati soprattutto dalla scarsa consapevolezza di come nascono le emozioni. Ti faccio un paragone un po’ insolito, ma che spiega bene l’idea: l’automobilista e l’ubriaco.

 
L’ubriaco è vittima dei suoi impulsi istintivi che gli dicono di avere bisogno dell’alcol. Non essendo in grado di ascoltare la sua razionalità, finisce per sentire troppo la voglia di bere e cede alla tentazione.

Ovviamente nessuno, nemmeno l’ubriaco stesso, potrebbe affermare che il fatto che l’istinto faccia desiderare l’alcol sia un buon motivo per bere.

Tutti riconoscono il fatto che la voglia di bere è uno stato personale spiacevole che peggiora la qualità della vita, e non solo non va assecondato ma va anche evitato in partenza.

 
L’automobilista, invece, ogni mattina si trova in mezzo a gente che guida da cani. Immancabilmente, dopo la terza o quarta voglia che gli tagliano la strada finisce per perdere le staffe, inizia a imprecare e a guidare più veloce per “farsi rispettare”.

L’automobilista dà la colpa agli altri che, guidando male, causano la sua arrabbiatura. E giustifica il suo stressarsi e il maggior rischio nella guida con il fatto che “era arrabbiato per colpa degli altri”.

 
Ora pensa: se fosse l’ubriaco a fare lo stesso ragionamento? Dovrebbe dare la colpa del suo stato a chi vende alcolici, e giustificherebbe la sua autodistruzione col fatto che “sentiva il bisogno di bere”.

Perché è proprio questo che fa l’automobilista: incapace di controllare i propri impulsi, scarica la colpa su chi ha causato in lui quello stato emotivo.

 

La persona intelligente sa che non deve arrivare ad avere troppa voglia di alcol, in modo da non peggiorare la sua vita.

La persona intelligente sa anche che uno stato emotivo negativo come l’ira è del tutto paragonabile ad uno stato istintivo negativo come la dipendenza da alcol. E allo stesso modo, non importa chi o cosa può innescare quello stato: quello che conta è evitarlo.
 

Se ti “privi” di qualcosa che il tuo istinto reclama (l’alcol, un dolce di troppo, dormire al momento sbagliato) non stai facendo un torto a te stesso. Tutto l’opposto, ti stai impegnando per un tuo bene più grande.

Analogamente, non devi cadere nel tranello di considerare l’ira un tuo “diritto”. Rinunciando ad arrabbiarti non fai nessun torto a te stesso (arrabbiarti non significa ottenere giustizia), ma al contrario puoi minimizzare i danni subiti.

L’automobilista che aumenta i propri rischi e il proprio stress in nome del “diritto di arrabbiarsi” è tanto stupido quanto l’ubriaco che si rovina nel nome del “diritto di bere quello che gli va”.
 
 
 

Evitare gli errori

 
 

Come si possono evitare i tre errori evidenziati prima?

Per evitare l’errore del punto 1 è necessario capire che gli stati emotivi fanno parte del tuo cervello esattamente come l’istinto.

Cercare di liberarti di un impulso istintivo scomodo non significa sacrificare te stesso o piegarti alla volontà di qualcun altro, ma significa essere intelligente e migliorarti (per esempio: chi impara a non essere pigro sta effettivamente sopprimendo un suo impulso istintivo, e la sua vita non può che migliorare).
 

Per l’emotività è lo stesso: cercare di evitare le emozioni spiacevoli come l’ira non significa in nessun modo rinunciare a una parte di te, ma significa lasciare spazio alla tua parte migliore che ti permetterà di massimizzare la tua qualità della vita.

 
L’errore del punto 2 viene di conseguenza al primo, ma è utile aggiungere che le emozioni possono essere viste sia come un mezzo decisionale che come un fine.

L’automobilista arrabbiato vede la sua ira come un mezzo decisionale, per scegliere come comportarsi. E il risultato non può che essere negativo.

La persona intelligente, invece, vede l’ira come uno stato da evitare. E se suo malgrado ci casca dentro, il suo obiettivo è uscirne e tornare a stare bene.

Per riassumere in poche e semplici parole: non dev’essere l’emotività a controllare la tua vita, ma devi essere tu a sceglierti le tue emozioni (per quanto possibile).

 

Emotività motivazionale: il ruolo delle emozioni nelle tue scelte e nel tuo comportamento. Click to Tweet

 
 

Il terzo errore consiste nella mistificazione delle emozioni.

Mistificare le emozioni significa considerarle una parte integrante della propria persona, e di conseguenza darle un valore equivalente a quello che si dà a sé stessi.

E a volte si preferisce accettare gli inevitabili effetti negativi di certi stati emotivi pur di non “rinunciare” ad essi, come se facendo ciò si rinunciasse ad una parte di sé.

L’errore consiste nel confondere l’emotività, intesa in senso generale, con un particolare stato emotivo.

Infatti è l’emotività che fa parte di una persona, e che senza dubbio ha un suo valore. Ma i singoli stati emotivi sono solamente conseguenze dell’incontro fra la tua emotività e la tua esperienza, proprio come può esserlo un impulso istintivo.

Cercare di evitare emozioni negative non significa essere persone fredde, tutt’altro: significa voler dedicare la propria emotività ad altri tipi di emozioni che ci facciano vivere meglio.

 
 
 

Conclusione

 
 

L’inconsapevolezza di cosa sono realmente le emozioni, e l’importanza che storicamente è stata loro attribuita (pensa ai collegamenti fra emozioni e “anima”) ha fatto sì che assumessero un ruolo privilegiato nella vita delle persone.

Ovviamente le emozioni sono importanti, ma il loro uso può anche essere sbagliato.

Quanto detto per l’istinto vale anche qui: le decisioni vanno prese con la razionalità.

L’approccio migliore è quello di ascoltare e comprendere le tue emozioni, ma non lasciare che decidano la tua vita. Al contrario, devi essere tu a decidere quali emozioni ricercare e quali evitare, senza dare loro un’importanza che non hanno.

 

A presto,
Alessandro
 

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